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fontana - DreamCatcher : DreamCatcher

folk…what?!

cos’è il folk per i protagonisti di drodesera 2012

#06_sabato 29 luglio
un biglietto lasciato dal nostro amico virale.

Michele Di Stefano:

#05_sabato 29 luglio
negli uffici della Centrale, pomeriggio afoso, in piedi vicino alle docce.

Jacopo Lanteri: Secondo me, il folk è una caduta del reale, ovvero è un movimento in cui il reale si frantuma e il passato entra a far parte del reale. Per cui è un momento in cui la realtà è di fatto presente ma anche passato, una presenza di elementi che apre delle possibilità.

Il folk è una porta che ti permette di spostarti lateralmente verso altri mondi e trovare, ad esempio, altri modi per uscire dalla crisi. Ti permette di muoverti lateralmente attraverso una caduta. A esempio se guardi dei ballerini vestiti per le danze popolari oggi, quello che tu vedi è qualcosa che accade oggi, ma che prende forma in un passato che non esiste più. Per cui non solo è un ritorno del passato, ma è qualcosa che di fatto ti fa cadere dal presente al passato e viceversa.

#04_sabato 29 luglio
negli uffici della Centrale, ora di pranzo, intorno a un tavolo, con i laptop accesi.

Anagoor: Il folk può essere inteso come la parte calda della tradizione popolare. Eppure le manifestazioni del folklore e del folk se guardate dall’esterno rischiano di apparire come una costruzione artificiosa e artefatta dell’identità di un popolo e di una comunità, che come tale è sempre a rischio di strumentazione. Ma questo, infondo, ha a che fare con la rappresentazione.

#03_martedì 24 luglio
fuori dalla Centrale, davanti all’ingresso della turbina 1, sedute sul gradone.

Marta Cuscunà: le mie radici 

#02_domenica 22 luglio
intorno a mezzogiorno nel parco insieme a Motus. Un sole abbaccinante. Di sottofondo musica folk e vociare di bambini che giocano, di amici che chiacchierano, dei preparativi che fervono per Everything is ok.

 

Daniela Nicolò: Io forse richiamerei la definizione più classica: lo associo alla parola tedesca, al “popolo”…

Enrico Casagrande: Anche in America è così: a New York è usato per dire “gente”…

Daniela Nicolò: Anzi, lo associo alle popolazioni. E questo “we” ha un aspetto duplice: da un lato non è esclusivo – non è un chiudere, quanto piuttosto un’apertura alla molteplicità, a tante popolazioni e possibilità diverse – e penso che qui questo lo stiano rendendo in modo abbastanza evidente. Però c’è anche un “we” che puoi leggere comunque come un “noi”: più inclusivo, come essere parte di. È in questa tensione fra un sentirsi parte, ma al tempo stesso parte di qualcosa che è fatto da tante diversità che sta forse l’aspetto interessante del folk.

#01_giovedì 22 luglio
tarda mattinata, il giorno dell’opening di We Folk! Con Barbara e Dino, direttori di Drodesera da sempre, ci troviamo a parlare del festival sulle bobine che segnano l’ingresso di Centrale Fies: i tavoli pieni di “grigliati” – piani, schemi e tabelle – agende e appunti per quella che fra qualche ora diventerà l’edizione 2012 del festival.

Barbara Boninsegna: Cos’è una declinazione di “folk” se non noi stessi in questo momento? Io, te e Dino con le sigarette e il registratore… e un “grigliato” speriamo corretto sul tavolo! Ecco il folk che noi ricerchiamo quest’anno. Poi ovviamente ci sono i krampus eccetera, ma quello è soltanto un mezzo: il “folk” sta per “noi”, per noi popolo… per loro che arrivano con 4 albicocche nella borsa per andare a fare le prove; per la signora che passa a chiedere informazioni sul festival; per il ciclista che si ferma perché ha sete, pensa di trovare un bar e scopre che invece c’è un teatro.
Questo per me è folk in questo momento – in questo momento… sempre!

Dino Sommadossi: Il nostro folk di quest’anno credo sia l’opposto del folk banale, kitsch e falso che viene proposto ai turisti per inventarsi un territorio. Qui si tratta di rapporti veri, di radici profonde… da questo punto di vista è un festival molto folk, molto autentico. E popolare perché siamo popolo anche noi.