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Motus - W. 3 atti pubblici - DreamCatcher : DreamCatcher

Motus

W. 3 atti pubblici

 

W, primo tentativo del viaggio verso animale politico, sperimenta dispositivi drammaturgici differenti: l’identità individuale e l’azione soggettiva si definiscono unicamente attraverso la relazione con l’altro, l’incontro di intenzioni e il dialogo fra pensieri.

Così in questa creazione site-specific, diventano importanti i momenti vuoti fra una persona e l’altra, gli interstizi fra le parole, le attese e gli scambi di sguardi: è in quegli spazi ancora da esplorare, in cui si intrecciano tensioni e vite differenti, che la relazione è ancora in potenza e Motus trova il punto di accesso e di innesco per la costruzione dei tre momenti di W.

Basta dare un’occhiata alle varie articolazioni dello spazio sperimentate in Where, When e Who, sempre interrogate fra

 

interno esterno
sguardo individuale visione collettiva
interiorità comunicazione

where è composto sulle testimonianze di quelle esperienze che in questo ultimo periodo stanno tentando, in vario modo, modalità alternative di gestione degli spazi e della cultura
[teatro valle occupato, sale docks, macao, nuovo cinema palazzo, angelo mai altrove]
Si intrecciano il linguaggio pubblico e la memoria individuale.
[di Enrico e Silvia, Laura, Marco, Camilla e Ettore, Ciro, Giorgina]
La frontalità è frantumata dalla delocazione dei singoli performer che vanno a occupare ognuno una propria porzione di spazio; la modalità di comunicazione che abbiamo imparato a riconoscere si innerva nelle esperienze individuali; la fusione di collettività e persona, di condivisione e interiorità emergono come il segno di differenza di un nuovo modo di vivere e lavorare.

in when si incontrano interno e esterno, due prospettive similmente intime unite da alcuni fili mediatici. L’affondo incondizionato nella propria interiorità è gestito da diversi dispositivi di controllo: “200 occhi che mi guardano la nuca”, telecamere di videosorveglianza, affondi nel rapporto direttivo regista/performer – e altri, come lo scanner dell’areoporto o la perquisizione, soltanto evocati a parole.
Anche qui il nodo è la fusione fra frontalità del potere, nei suoi aspetti più generalisti e inglobanti, e le potenzialità della prospettiva individuale: la grande apertura dei boschi, della natura, dell’incontro tornano a fine performance, si infilano come un virus nelle riprese di videosorveglianza mutandone funzioni e obiettivi. Servono ora per guardare il cielo, in una diffusa serenità, piuttosto che per “avere il nostro pezzo di mondo sotto controllo” come all’inizio.

lo spazio è chiaramente determinato dal corpo e dal contatto fra i corpi in who. l’intimità della dimensione interiore è concentrata in una densità estrema, ma allo stesso tempo riassettata da una relazione così diretta da poter accogliere individuo e collettività.