• Nessuna categoria
Studio 5 - DreamCatcher : DreamCatcher

Andrea Maurer & Thomas Brandstätter

Studio 5

 

SPOILER ALARM! Scena finale di Blow up

«Io non so com’è la realtà… ci sfugge, mente di continuo. Io diffido sempre di ciò che vedo, di ciò che un’immagine ci mostra, perché immagino ciò che c’è al di là: e ciò che c’è dietro un’immagine non si sa». Lo diceva Michelangelo Antonioni, autore di capolavori quali Blow up e Professione: reporter (titolo originale The passenger). Un regista che sul disvelamento della visione e della sua ingannevolezza ha costruito una poetica profonda, capace di coinvolgere ogni componente del linguaggio cinematografico. In Studio 5 questa volontà di oltrepassare lo schermo e svelarne la complessità si serve di meccanismi e tecnologie forse anche fin troppo familiari nei tempi della fotografia e del cinema digitale. Eppure, è nella volontà di far incontrare l’illusione con un’immagine “imprecisa” che Andrea Maurer & Thomas Brandstätter trovano una frattura in cui infiltrarsi per scoprire i veli di Maya sedimentati sulla percezione della realtà che va aumentandosi di giorno in giorno. Tutto diviene estremamente trasparente e oltrepassibile, immergendosi in un file di photoshop o di after effetcts dove ogni livello ne nasconde un altro, e un altro, e un altro ancora.

Chroma Key

Il ricorso agli strumenti del chroma key e alle sue potenzialità trascina non solo in una riflessione circa questa stratificazione senza fine – o perlomeno non definibile – ma anche, e soprattutto, sulle modalità con cui il cervello è in grado di completare informazioni frammentarie, nella ricerca di un’unità difficile da ricostruire. Motore principale di questa considerazione sembra essere il corpo, che nella sua duplice presenza immateriale e fisica si fa portatore di una frantumazione che si appropria delle modalità percettive della società contemporanea, o almeno di quella occidentale. Una rottura ampiamente indagata nell’ambito delle arti performative, e ancora più in quelle installative (basti pensare al Live-taped video corridor di Bruce Nauman del 1970 o a Prologo a diario segreto contraffatto di Studio Azzurro), che tuttavia sembra espandersi con il progredire delle tecnologie digitali legate al web.

Prologo a diario segreto contraffatto

Live-taped video corridor

Il lavoro sulla dimensione corporale mette in gioco inevitabilmente un altro termine fondamentale dell’equazione percettiva: il tempo occupa lo spazio dello schermo oltrepassandolo, inserendosi in una performance che sottolinea la sua simultaneità alla proiezione. Il pubblico in sala è spinto a un’immobilità da cui fugge attraverso la coscienza che tutto ciò che sta accadendo nel video (o perlomeno la maggior parte delle azioni) in quello stesso istante sta occupando una posizione fisica in un luogo prossimo, ma che viene mantenuto inviolato. Il gioco di duplicazione delle linee temporali spinge quindi a riflettere sulla realtà come flusso costante, all’interno del quale si inseriscono schegge che aprono nuove soglie da oltrepassare, ma che inevitabilmente riconducono alla fine iniziale.

Eadweard Muybridge

Ho Ryon Lee