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Peeping Tom - A louer - DreamCatcher : DreamCatcher

Peeping Tom

A louer

 

Lo sguardo attraversa la scena di A louer al pari di Sarah all’interno del groviglio di Labyrinth (regia di Jim Henson, creatore dei Muppets, su sceneggiatura di quel Terry Jones più conosciuto per far parte dei Monty Python). Partire parlando del cinema non è forse un caso, piuttosto la necessità di aggrapparsi a punti di riferimento saldi in un lavoro che lascia alla mente la possibilità di perdersi in angoli e zone d’ombra oscure.

Sarah and the worm

Imponente e maestosa nel suo essere abbracciata da drappi rossi che richiamano sì alla mente il sipario teatrale, la scena rivela alcuni nodi semantici nell’accostamento tra il pavimento bianco e nero e gli stessi tendaggi, scatenando una visione potente appena messo piede in sala: è David Lynch che torna alla mente, lasciando senza fiato, con quella Loggia Nera che sigilla la serie che ha segnato la storia del linguaggio televisivo.

In A louer divani, poltrone e lampade (elementi ricorrenti negli ambienti lynchani) ritagliano uno spazio capace di configurarsi come luogo della visionarietà e dello sprofondamento, e di prendere la forma della mente dei personaggi che di volta in volta si trovano ad abitarlo. Una fissa dimora dagli inquilini mutevoli, legati da trame sottili di cui è dato solo intuire il collegamento, in una congettura tutta lasciata costruire allo spettatore. Gabriela Carrizo e Franck Chartier danno vita ad un concept che induce il pubblico a perdersi e ripercorrere porte e piastrelle assieme ai danzatori/performer, per ritrovare le trame che li legano l’uno all’altro. Lo smarrimento diviene presto familiare, e forse unica chiave per lasciarsi trasportare da un racconto di cui è impossibile stabilire linee temporali precise. Una confusione che ritorna anche nei lavori del già citato Lynch, soprattutto in quel Rabbits conosciuto soprattutto per i frammenti presenti in Inland Empire: la lampada, il telefono che suona e le porte che si aprono oscurando la visione divengono per Peeping Tom elementi fondamentali per costruire un ambiente che – seppur ampio – appoggia le proprie fondamenta su un terreno chiuso ed impermeabile.

È all’interno di questo ermetismo che si viene a creare un vortice straniante che incolla lo sguardo del pubblico ad un palcoscenico che si tinge di un nero decadentismo. Le strutture liberate dai movimenti dei corpi mostrano infatti le linee di un’abitazione da Sunset Boulevard, pellicola noir di Billy Wilder che ruota attorno – tra le altre cose – al tema della caducità dello spettacolo e dei suoi protagonisti. Al pari della cantante lirica di Peeping Tom, il passato vive qui ancorato alla memoria dell’attrice Norma Desmond (interpretata da una brillante Gloria Swanson), grande stella del cinema muto, ormai relegata in un angolo dalla Claudia Cardinale di turno.

Norma Desmond

Seppur non esaustivi di un lavoro in cui complessità e coscienza scenica sono inscindibilmente legati, i parallelismi sopra indicati portano a leggere in A louer un lavoro sul tempo, ma ancora più sulla memoria, portata qui al suo massimo grado di allucinazione, in un turbinio di frammenti che danzano sulla scena, all’interno del quale lo spettatore è chiamato ad infiltrarsi senza avere la possibilità di proiettarsi.