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Presicce - DreamCatcher : DreamCatcher

Luigi Presicce

Sputato a Cristo

 

Cristo Deriso – Beato Angelico

 

 

 

Sputato A Cristo – Luigi Presicce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sputato a Cristo, la performance presentata da Luigi Presicce all’interno di We Folk!, è una visione breve ispirata al celebre Cristo Deriso del Beato Angelico. Si tratta di uno degli affreschi che decorano la chiesa di San Marco a Firenze. Risalente al 1438-1440, l’opera del pittore italiano si caratterizza per l’estrema semplicità e sinteticità con cui viene raccontato l’episodio sacro. Un cristo seduto su un sedile che ha la semplice forma di un parallelepipedo rosso, regge in mano un bastone di legno (parodia di uno scettro) e un globo dorato. Alle sue spalle un tendaggio verde mette in risalto la rappresentazione simbolica delle sue sofferenze: bastonate, mani che lo schiaffeggiano e un volto che gli sputa addosso. Iscritto nella composizione triangolare del quadro, il Cristo sembra indifferente alle offese.
Locuzione dialettale utilizzata per sottolineare la somiglianza tra due persone, il titolo della performance di Presicce, Sputato a Cristo, lascia immediatamente intendere il sistema di somiglianze escogitato dall’artista visivo. La performance, infatti, si configura come un tableau vivant all’interno del quale il volto e il corpo dello stesso artista appare simile a quello di un cristo. Uno spettatore alla volta è invitato a percorrere lo spazio scenico al centro del quale è posizionata una piccola cella di legno. In piccole fessure sulla superficie della struttura si inseriscono gli arti e i volti di tre performer immobili. Da una piccola finestrella sul lato frontale della cella, invece, lo spettatore è chiamato a contemplare per un solo minuto lo spazio interno all’abitazione nella quale è riprodotto il quadro dell’Angelico.
Seduto su un parallelepipedo verniciato di rosso, bendato e vestito di bianco, Presicce se ne sta seduto mentre delle mani alle sue spalle lo schiaffeggiano e lo bastonano e un volto alla sua destra, tinto di biacca, lo sputa. Lungi dal ricomporre semplicemente il quadro all’interno dello spazio performativo, l’artista fa propria la simbologia cristiana e attraversa l’affresco dell’Angelico innestandosi al suo interno e alterandone le chiavi iconiche. La visione pittorica, immobile e senza tempo, costruita all’interno della piccola cella lascia penetrare la realtà presente evocando strumenti di tortura contemporanei. La dimensione spirituale, accentuata dalla sinteticità del quadro di Beato Angelico, si apre qui ad una dimensione estremamente carnale in cui è esaltata la percezione olfattiva e uditiva più che quella visiva. All’interno della folklorica iconografia religiosa si inserisco i segni di una contemporaneità immobile e al contempo violenta. Tortura e mercato divengono leitmotiv di questo corpo sacrificato tra cavi elettrici, monete e lingotti d’oro. Un quadretto, infine, protegge la guancia destra del cristo/Presicce dalla saliva del suo torturatore. Sulla tela bianca è rappresentato un volto simile a quello dello stesso carnefice al fine di simboleggiare il rapporto controverso tra boia e torturaro, maestro e discepolo. Lungi dal ricercare una dimensione provocatoria e disturbante, Presicce lavora sull’immaginario artistico alterandone la dimensione storica/temporale, come se un soffio vitale attraversasse l’opera immobile e le donasse per un brevissimo attimo vita, trascinandola nel tempo presente e lasciandone percepire l’attimo distruttivo.

Della performance rimane, in forma di installazione, solo lo scheletro: la cella di legno, svuotata dei suoi componenti abitativi ospita uno schermo video sul quale lo sguardo dello spettatore può affacciarsi utilizzando la stessa finestrella da cui aveva accesso alla performance. Sullo schermo/sfondo della cella, come in uno spazio cronotopico distante ed ambiguo, è possibile vedere lo spazio esterno alla performance, attraversato, come un sepolcro, dai visitatori.